Un quaderno narrativo · Londra e altrove
Andrea
Morel
Pensieri che non volevano
restare al loro posto.
Benvenuti in MOREL
Non tutto qui vuole spiegarsi subito.
Ma qualcosa, se resti abbastanza, comincia a rispondere.
Storie, fotografie e piccoli dettagli non seguono una linea retta. Ogni pagina è una porta: scegli un pensiero e lascia che ti porti da qualche altra parte.
01 · Inizia da un pensiero
Il diritto di cambiare direzione.
Un punto di partenza per entrare nel Thread Changing Selves.
Quando non devi più dimostrare quanto vali
Confronti, approvazione, riscatto e quella vittoria silenziosa che arriva quando smettiamo di vivere per convincere qualcuno.
Entra nel racconto →Il dovere di essere coerenti · Il diritto di cambiareNon siamo obbligati a restare uguali
Immagine, corpo, aspettative e il diritto di non restare fedeli per sempre al personaggio che gli altri hanno costruito per noi.
Continua →Ci hanno insegnato molti doveri.
Forse è tempo di ricordarci qualche diritto.
La biblioteca
Vuoi scegliere senza seguire un percorso?
Dettagli · Piccole ossessioni
MOREL’S
CAPSULE
Oggetti, gesti e dettagli scelti. Non una lista di cose da possedere, ma frammenti di un gusto personale.
Entra in MOREL’S CAPSULE ↗︎Fotografia originale
Immagini
che ricordano.
Le fotografie appartengono allo stesso mondo vissuto della scrittura. A volte un luogo dice abbastanza da solo.
Entra nell’archivio fotografico ↗︎Una vita reale · Un nome scelto
Una vita reale.
Un nome scelto.
Andrea Morel è uno pseudonimo.
Non nasconde un personaggio e non inventa una biografia. È semplicemente il nome scelto per firmare queste pagine e lasciare alla vita privata il diritto di rimanere, almeno in parte, privata.
Dietro il nome c’è una persona reale. Una persona che ha attraversato luoghi diversi e che, a un certo punto, ha scelto dove sentirsi a casa.
Il luogo in cui nasciamo appartiene alla nostra storia. Non necessariamente decide chi siamo, dove apparteniamo o chi diventeremo.
Ci sono stati lavori, amori, amicizie, partenze, ritorni, errori, cambiamenti e persone incontrate quasi per caso. Alcune di queste esperienze entrano nelle storie di MOREL. Altre rimangono fuori.
Non tutto ciò che è vero deve necessariamente diventare pubblico.
E non tutto ciò che resta privato è meno vero.
Andrea Morel serve anche a questo: creare una distanza sufficiente per poter raccontare liberamente senza trasformare la propria vita in un’esposizione permanente.
Le storie possono partire da me, da qualcuno incontrato, da un luogo, da una fotografia o da una domanda. Ma se alla fine parlano soltanto di me, hanno mancato qualcosa.
Perché chi scrive porta la propria esperienza.
Chi legge porta la propria.
E da qualche parte tra le due comincia MOREL.
Il nostro sguardo
MOREL parte dalle vite perché è lì che le domande diventano vere. Una storia può appartenere a una persona e, nello stesso tempo, toccarne molte altre.
Non ci interessa spiegare chi qualcuno sia. Ci interessa capire che cosa quella vita mette in movimento dentro di noi.
Non raccontare mai qualcuno senza chiederti dove quella storia incontra la tua. E non raccontare mai te stesso senza lasciare una porta aperta agli altri.
Ci interessano le contraddizioni, i cambi di direzione, il diritto di cambiare idea e di lasciare un sogno senza chiamarlo fallimento.
Una storia può essere profonda senza diventare pesante. Può usare l’ironia senza diventare cinica. Può graffiare senza aggredire.
Non vogliamo dire al lettore cosa deve pensare. Vogliamo lasciargli abbastanza spazio per chiedersi: questa cosa dove incontra me?
MOREL cambia insieme alle persone che racconta e a chi lo scrive. Non è una promessa di coerenza. È un modo di guardare.
