
Ho incontrato Marco su Facebook.
Fisico enorme. Barba. Maglietta stretta. Palestra, automobili, porti turistici. Roma. Centotrentacinque chili. Giocatore di rugby.
Dopo qualche fotografia avevo già cominciato a riconoscerlo.
Non a conoscerlo.
A riconoscerlo.
Poi sono arrivato alla sua pagina Fanvue. Nella biografia c'era scritto chiaramente:
AI generated.
Marco non esiste.
Nessuno si è svegliato quella mattina, si è infilato una maglietta nera ed è andato al porto. Nessun fotografo gli ha chiesto di girarsi verso la luce.
Qualcuno ha chiesto a una macchina di farlo.
La cosa potrebbe finire qui.
Una curiosità dell’intelligenza artificiale. Un volto credibile. Un corpo costruito bene.
E invece Marco ha followers.
Ha contenuti bloccati.
E per vederli bisogna pagare.
È qui che la storia cambia.
Perché qualcuno crea una persona che non esiste?
La risposta più semplice è: per soldi.
Un creator virtuale non si stanca, non cambia idea, non si presenta in ritardo. Può essere a Roma al mattino, in palestra nel pomeriggio, in barca la sera.
Può restare uguale per anni.
Può essere esattamente come qualcuno vuole che sia.
Ed è forse questa la parte più interessante.
Creare Marco significa anche creare l’uomo ideale di qualcuno.
Il corpo giusto. La barba giusta. Il modo di vestirsi giusto.
Una persona senza contrattempi.
Ma la domanda che mi interessa di più è un’altra.
Perché pagare?
Perché spendere soldi per vedere altre fotografie di una persona che sai non esistere?
Sembra assurdo.
Poi ci pensi.
Paghiamo da sempre per emozionarci davanti a cose che non esistono.
Film. Romanzi. Personaggi.
Piangiamo per persone che non sono mai nate.
Ci innamoriamo di attori che stanno interpretando qualcun altro.
Quindi forse il problema non è la finzione.
È che con Marco la finzione ha preso un volto.
E quel volto ti guarda.
Dopo un po’ lo riconosci.
Sai che non esiste, ma lo riconosci lo stesso.
Forse chi paga non compra una fotografia.
Compra una fantasia precisa.
Un tipo di uomo.
Un tipo di corpo.
Un tipo di presenza.
Qualcuno che è lì quando vuoi guardarlo e non c’è quando non vuoi.
Marco non sparisce.
Non risponde dopo tre giorni.
Non dice che non cerca niente di serio.
Non ha un ex.
Non ha paura dell’intimità.
Non è complicato.
Non è reale.
Ed è forse proprio quello il punto.
Perché le persone vere hanno un difetto terribile.
Sono vere.
Cambiano.
Deludono.
Hanno desideri che non coincidono con i nostri.
Marco no.
Marco può essere sempre ciò che qualcuno si aspetta da lui.
Certo, dietro Marco c’è una persona reale che lo crea, lo gestisce, decide cosa pubblicare.
Quindi l’uomo non è scomparso.
Si è solo spostato dietro le quinte.
Davanti è rimasto il personaggio.
E mentre guardavo quelle fotografie mi è venuta una sensazione strana.
Non perché fossero false.
Ma perché, dopo qualche minuto, il fatto che fossero false sembrava meno importante.
Se una persona non è mai esistita, ma riesce comunque a provocare desiderio, curiosità o affetto, quanto è davvero finta l’emozione che produce?
Forse non pagheremo perché crediamo che Marco esista.
Forse pagheremo proprio perché esiste soltanto quanto basta.
Continua il pensiero
Che cosa stiamo davvero pagando: un’immagine, una fantasia o una presenza senza rischio?
