Andrea Morel← Archivio

Il diritto di… · Età, desiderio, visibilità

Non sei invisibile.
Hai smesso di fare provini.

You’re Not Invisible.
You’ve Stopped Auditioning.

Il dovere di piacere. Il diritto di scegliere.

Nel mondo gay circola una frase che ho sempre trovato irritante:

“Dopo i cinquanta diventi invisibile.”

Viene pronunciata come una sentenza definitiva, quasi fosse una legge biologica approvata da un comitato di venticinquenni in palestra.

Superata una certa età, secondo questa teoria, il mondo smetterebbe improvvisamente di vederti.

Le app si oscurerebbero.

Gli uomini distoglierebbero lo sguardo.

Nei locali, i camerieri comincerebbero a servirti direttamente una tisana.

Naturalmente l’età cambia il modo in cui veniamo guardati. Sarebbe ridicolo fingere il contrario.

Il corpo cambia. Il viso cambia. Cambia anche il mercato del desiderio, che resta un mercato particolarmente maleducato perché espone i prezzi senza mai spiegare chi li ha stabiliti.

Ma forse il problema non è soltanto essere guardati meno.

Forse abbiamo passato troppo tempo a considerare lo sguardo degli altri una prova del nostro valore.

Quando sei giovane, l’attenzione può sembrare parte naturale del paesaggio. Entri in un locale e qualcuno guarda. Apri un’app e arrivano messaggi. Una fotografia, una battuta o una maglietta leggermente troppo stretta possono bastare.

È piacevole. A volte magnifico.

Ma può insegnarci una piccola equazione pericolosa:

se mi guardano, valgo.

se mi desiderano, esisto.

E quando gli sguardi cambiano, rischiamo di pensare che sia cambiato anche il nostro valore.

Non è così.

Un uomo può non desiderarmi. Non significa che io non sia desiderabile.

Può preferire qualcuno più giovane. Non è una diagnosi su di me.

Significa semplicemente che non sono ciò che sta cercando.

E qui, stranamente, ci dimentichiamo sempre della metà più interessante della faccenda:

Anche lui potrebbe non essere ciò che cerco io.

Da giovani ci preoccupiamo moltissimo di essere scelti.

Con il tempo, se siamo fortunati, impariamo finalmente a scegliere.

La domanda smette di essere soltanto: gli piaccio?

Comincia a diventare: mi piace davvero? Mi interessa? Mi fa stare bene? Oppure sto accettando qualunque attenzione pur di sentirmi ancora dentro il gioco?

È una differenza enorme.

Perché c’è un momento in cui la visibilità può diventare un lavoro.

Bisogna essere presenti. Interessanti. Allenati. Fotogenici. Spiritosi. Sessuali ma non disperati. Disponibili ma non troppo. Misteriosi, possibilmente, purché con risposta entro cinque minuti.

Una specie di curriculum permanente del desiderio.

E allora forse invecchiare contiene anche una possibilità inattesa:

il diritto di smettere di fare provini.

Non perché non ci importi più essere desiderati. Sarebbe un’altra finzione.

Ma perché non tutto lo sguardo merita la nostra esibizione.

Diventare selettivi non significa diventare arroganti. Significa capire che tempo, energia e desiderio non sono risorse infinite.

Non vuoi più interpretare silenzi, decifrare messaggi o controllare l’ultimo accesso come un investigatore assunto da Scotland Yard.

Vuoi chiarezza.

Presenza.

Reciprocità.

E qualche volta ciò che viene chiamato invisibilità è semplicemente questo:

non sei più disposto ad accendere tutte le luci pur di attirare qualcuno alla finestra.

Essere visti è bello.

Ma essere visti non è la stessa cosa che essere riconosciuti.

E forse crescere significa anche smettere di chiedere a ogni sguardo di confermarci che esistiamo.

Il dovere di piacere.
Il diritto di scegliere.

Non voglio diventare invisibile.

Voglio soltanto essere abbastanza libero da non considerare una tragedia il fatto che qualcuno non mi veda.

Continua il pensiero

Quante volte stai ancora cercando di essere scelto da qualcuno che tu, in realtà, non sceglieresti?

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